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Lungo il
mare case basse di cortina, strade pulite...senza carte,
tombini
liberi di bere acqua che viene dal cielo.
Con la luce
dell’alba i neon scompaiono diventando semplici ed inutili linee di filo
annodato,
sulle
strisce un cane cambia marciapiede e guarda l’arancio del semaforo lampeggiare
mentre sulla
panchina vicino alla fontana il cieco seduto con le mani sul bastone sente e
annusa l’aria di casa sua…
quella della
primavera che è per lui la vita.
Donne pesate
da buste della spesa camminano come bilance altalenanti, bambini attaccati alla
sottana fischiano per sentirsi grandi.
Sta
arrivando l’estate…d’inverno.
Arriva
l’inverno d’estate.
Il tempo
che non è, passa inesorabile, dilaga su tutto…
…anche sulle
stagioni che cambiano, che sempre stagioni rimangono,
come quelle
dell’esistenza. Cambiano e da sempre son le stesse.
Orazio,
orazione, orientamento, per godere e accettare i giorni delle stagioni, senza
clamore, con tatto, riserbo, discrezione, misuratamente vivere ogni momento.
Ogni
stagione il suo profumo, il suo colore…
...mentre lo
sguardo evade le orbite... da uno scoglio messaggi d’amore.
Gli occhi
come mongolfiere vanno altrove col soffio vitale che porta ove la luce è meno
accecante, dove il corpo galleggia sostenuto dalla mano.
L’abito
delle nuvole cambia per ogni occasione, lasciando di volare ai gabbiani sempre
in scenari diversi.
Sedersi a
ricordare in riva al mare, con la testa all’indietro... lasciandosi cadere,
mentre la
pace inebria le carni, modera gli umori, regola gli istinti e rifonde i cuori.
Le
intuizioni…quante intuizioni.
I
ricordi…quanti ricordi.
Ricordare il
primo amore, il suo profumo le sue parole.
Ricordare
l’amore donato e mai restituito.
Ricordare a
se stessi da dove si viene e quali strade percorrere.
Ricordare
che quei ciottoli portano al mare, ma prima di esso, alle panchine, alle
pozzanghere, agli arcobaleni, che illuminano gli occhi verso l’onde.
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